Dio
è
MORTO
Il
tema della “morte di Dio” che già Hegel aveva toccato, è
sviluppato anche da Nietzsche come sua critica della religione e dei
supremi valori tradizionali. Nella Gaia scienza (1882),
precisamente nel brano n.125 intitolato “l'uomo folle “ la figura
della morte di Dio indica il fatto che i valori supremi della
tradizione, non solo riconoscibili nella figura di Dio, ma anche in
senso più ampio come il Bene e il Male, si sono svalutati e non
fanno più presa sull'uomo. La sentenza di Dio è morto diventa ciò
con cui è possibile interpretare la storia e la società occidentale
come in decadenza. Secondo questo filosofo Dio rappresenta un mondo
contrapposto a questo mondo, e questo oltremondo rappresenta una fuga
dalla vita. Gli uomini si sono creati questa figura perchè di fronte
a una realtà e a un'esistenza troppo dura da sopportare . Dio è
quindi una “menzogna” consolatrice per poter sopportare e
accettare il carattere disarmonico e crudele dell'universo. Ma lo
sguardo del filosofo scorge ciò che sono veramente le religioni cioè
decorazioni della realtà, illusioni, bugie. Questa nuova coscienza
lo spingono a vivere, a vivere in un mondo sdivinizzato.
L'accettazione di questo fatto decisivo per la vita dell'uomo
coincide con la nascita del superuomo. Solo chi è in grado di
affrontare la realtà, di rendersi conto del crollo totale di ciò
che è ritenuto assoluto può affrontare il passaggio da uomo a
oltre-uomo. Nietzsche
affida questo tema alla figura di Zarathustra,
lo Zoroastro dei Greci, l'antico riformatore della religione
persiana. Il superuomo è in grado di accettare la tragicità della
realtà e dionisiaca dell'esistenza , e dopo aver accettato la morte
di Dio e con lui la fine delle certezze assolute fa propria la
prospettiva dell'eterno ritorno. Questo significa che questa vita è
un'unica realtà, che si sarebbe ripetuta per sempre . Il superuomo
di Nietzsche è un'amante della vita che ne accetta il ripetersi
continuo di ogni particolare. Questa figura non può fare altro che
porsi come volontà di potenza e stagliarsi sull'orizzonte del
futuro. Il nuovo uomo va oltre l'uomo comune, è capace di creare
nuovo valori e di rapportarsi in modo completamente nuovo con la
realtà. L'uomo accetta in modo totale la vita, con uno spirito
dionisiaco, e stabilisce un forte legame con la terra che diventa la
sua dimora gioiosa cosi come il corpo diventa il concreto modo di
essere uomo.
"L'uomo
Folle"
125. L’uomo folle. Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: “Cerco Dio! Cerco Dio!”. E poiché proprio là si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano in Dio, suscitò grandi risa. “È forse perduto?” disse uno. “Si è perduto come un bambino?” fece un altro. “Oppure sta ben nascosto? Ha paura di noi? Si è imbarcato? È emigrato?” gridavano e ridevano in una gran confusione. Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: “Dove se n’è andato Dio?” gridò “ve lo voglio dire! L’abbiamo ucciso – voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? Come potemmo vuotare il mare bevendolo fino all’ultima goccia? Chi ci dette la spugna per cancellare l’intero orizzonte? Che mai facemmo per sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov’è che si muove ora? Dov’è che ci muoviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare? E all’indietro, di fianco, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto più freddo? Non seguita a venire notte, sempre più notte? Non dobbiamo accendere lanterne la mattina? Dello strepito che fanno i becchini mentre seppelliscono Dio, non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della divina putrefazione? Anche gli dèi si decompongono! Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini? Quanto di più sacro e di più possente il mondo possedeva fino ad oggi, si è dissanguato sotto i nostri coltelli; chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci? Quali riti espiatori, quali giuochi sacri dovremo noi inventare? Non è troppo grande, per noi, la grandezza di questa azione? Non dobbiamo noi stessi diventare dèi, per apparire almeno degni di essa? Non ci fu mai un’azione più grande: tutti coloro che verranno dopo di noi apparterranno, in virtù di questa azione, ad una storia più alta di quanto mai siano state tutte le storie fino ad oggi!”.
A questo punto il folle uomo tacque, e rivolse di nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch’essi tacevano e lo guardavano stupiti. Finalmente gettò a terra la sua lanterna che andò in frantumi e si spense. “Vengo troppo presto” proseguì “non è ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini. Fulmine e tuono vogliono tempo, il lume delle costellazioni vuole tempo, le azioni vogliono tempo, anche dopo essere state compiute, perché siano vedute e ascoltate. Quest’azione è ancor sempre più lontana da loro delle più lontane costellazioni – eppure son loro che l’hanno compiuta!”– .
Si racconta ancora che l’uomo folle abbia fatto irruzione, quello stesso giorno, in diverse chiese e quivi abbia intonato il suo Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e interrogato, si dice che si fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: “Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?”
The
superman
The
superman è un brano dell'album The
Man Who Sold the World
(1970) dell'artista
inglese David Bowie. Il brano è ispirato alle introspezioni del
filosofo tedesco, che Bowie aveva letto all'inizio del 1970 e del
quale conosceva le teorie che riguardavano il superuomo.