Nietzsche parte dalla
visione tragica della vita di Schopenhauer. Secondo cui l’esistenza
conduce l’individuo alla sofferenza e al dolore in quanto vivere è
desiderare e il desiderare significa trovarsi in uno stato di
tensione, per la mancanza di qualcosa che non si ha e che si
vorrebbe. Il desiderio è quindi assenza, vuoto, ossia dolore. Il
tragico dell’esistenza deriva dalla volontà di vita che non viene
mai appagata e non si placa mai, perché infinita. Questa conduce
l’uomo al dolore, alla sofferenza e alla morte. L’unico modo per
liberarsi da questa schiavitù e la vera risposta al dolore è
secondo Schopenhauer la liberazione stessa della volontà di vivere.
L’uomo arriva a una liberazione totale, ossia la noluntas
“negazione totale del volere”, attraverso un processo che lo
porterà all’ascesi.
Nietzsche condividendo il
pessimismo iniziale di Schopenhauer secondo cui la vita è dolore,
lotta, senza ordine, dominata dal caso di cui l’uomo è succube,
trova un’alternativa opposta all’ascesi. Invece che sopprimere
la volontà di vita, l’accetta cosi com’è esaltandone la
volontà. Questo filosofo vede nell’antica figura greca di Dioniso,
cioè il dio dell’ebbrezza, della gioia, istintivo e irrazionale
l’incarnazione di tutto ciò che dice “si” alla vita.
Lo spirito dionisiaco e
lo spirito apollineo sono i due impulsi che spingono l’uomo alla
vita. Lo spirito apollineo cioè la parte dell’uomo ordinata e
armonica si contrappone a quella dionisiaca istintiva, incontrollata,
potente. L’apollineo è quindi il tentativo di sublimare il caos.
Per il filosofo è necessario creare un equilibrio tra lo spirito
dionisiaco e apollineo . Figura capace di affermare positivamente i
valori legati alla vita è il Superuomo nato per andare oltre l’uomo
presente, che afferma la vita, negando l’ascesi, accettando la
sofferenza e il dolore che lo accompagnano nella vita con “dionisiaco
amore per l’esistenza”, privo di valori fissi ed immutabili, che
vive al di là del bene e del male.
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